Siamo tutti Muhammed Ali.

Il 17 gennaio 2022 ricorre l’anniversario della nascita di uno dei più grandi campioni della storia del pugilato mondiale: Muhammed Ali.

Il celebre pugile di Lousisville, avrebbe infatti compiuto oggi 80 anni se il suo cuore non si fosse fermato quella fatale mattina del 3 giugno di sei anni fa a seguito di complicanze dovute all’aggravarsi dei suoi problemi di salute.

Una grande vita la sua, una grande passione per lo sport, un simbolo internazionale di tenacia, grinta e di grande umanità.

Riconosciuto da varie testate come “lo sportivo del secolo”, Cassius Marcellus Clay Jr., questo il suo vero nome, è riuscito a guadagnarsi, round dopo round, una fama internazionale in quanto il suo particolare carisma mediatico e soprattutto sociale non aveva mai avuto precedenti nel mondo agonistico.

I successi sul ring

La sua vita sportiva comincia quando un poliziotto di Louisville, Joe E. Martin, lo incontrò dodicenne mentre minacciava un ragazzino che aveva rubato la sua bici.

Il poliziotto consigliò al piccolo Cassius Clay di imparare la boxe prima di affrontare il ladro e lo portò nella palestra Columbia, dove iniziò a mostrare il suo talento inconsapevole dell’eccezionale e formidabile carriera da peso massimo che la vita gli avrebbe riservato.

La sua ascesa sportiva iniziò a Roma nei Giochi Olimpici del 1960 quando conquistò la medaglia d’oro nei mediomassimi. Mentre a soli 22 anni riuscì ad ottenere il titolo mondiale dei pesi massimi.

Egli mantenne il titolo di campione assoluto per 8 volte, fino alla condanna a 5 anni di carcere, nel 1966, per essersi rifiutato di combattere in Vietnam. Infatti egli definì il conflitto, sia dal punto di vista religioso che umano, una “sporca guerra”. Venne addirittura privato del titolo di campione del mondo a causa di ciò; ma lui non rinnegò mai le sue idee rimanendo ferreo ai suoi principi e facendo parlare di sé in tutto il mondo.

Le vittorie sui diritti

La sua fama raggiunge l’apice negli anni ’70 ed ’80, proprio per le battaglie antirazziste combattute fuori dal ring fra una vittoria e l’altra.

Grande ammiratore e studioso di Malcom X, egli sostenne per tutta la sua vita l’idea di integrazione raziale combattendo pubblicamente contro la segregazione dei neri d’America.

Una delle sue frasi più celebri rappresenta proprio un forte segno di incorruttibilità ideologica e di amore verso il suo popolo: “Come mi piacerebbe essere ricordato? Come un uomo che non ha mai venduto la sua gente. Ma se questo è troppo, allora come un buon pugile”.

Incorruttibilità che lo stesso dimostrò durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Atlanta del 1996 quando gli venne riconosciuta la medaglia d’oro vinta a Roma nel 1960 e che aveva gettato nelle acque del fiume Ohio per protesta dopo un episodio di razzismo.

Malato da tempo di Parkinson e affetto da problemi polmonari fece la sua ultima apparizione in pubblico nelle Olimpiadi di Londra del 2012 diventando portatore ufficiale della torcia olimpica.

Le sue vittorie, la sua forza, il suo carisma, le sue battaglie hanno fatto sì che la sua figura entrasse nella cultura e nell’immaginario collettivo di milioni di uomini cresciuti negli anni dei suoi match e delle sue battaglie. In Italia è anche ricordato in una famosa canzone di Marco Mengoni a lui dedicata.

Lanciata nel 2019 il cantautore ci invita tutti ad essere come Muhammad Ali e “ad incassare la vita sul ring”.

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