I consigli di lettura della redazione: La peste

”I singoli avvenimenti descritti in questa cronaca si sono prodotti nel 1940 circa a Orano.” Così comincia uno dei romanzi più conosciuti di Albert Camus e durante questi anni di pandemia tornato attuale: La peste, pubblicato nel 1947 della casa editrice Bompiani.

Per completezza fornisco alcune informazioni di base sul noto autore francese.

Albert Camus nasce il 7 novembre del 1913 in Algeria, motivo questo della pubblicazione di questa recensione proprio oggi. Il padre muore durante la Prima Guerra Mondiale. Il giovane Camus rimane con la mamma e con la nonna che giocherà un ruolo importante nella sua educazione. Durante gli studi all’Università di Algeri, la tubercolosi lo colpisce e riesce a laurearsi, dopo svariate difficoltà, in Filosofia nel 1936. Nel 1957 riceve l’ambito premio Nobel per la letteratura e divenne il più giovane vincitore. Morirà il 4 gennaio 1960 in un incidente automobilistico.

Novellista, saggista, drammaturgo e romanziere ha marcato la sua epoca e il suo pensiero continua a essere attuale, come possiamo notare nell’opera protagonista dell’articolo. Tema centrale della sua poetica è l’assurdo e la presa di coscienza di esso che spinge l‘uomo alla rivolta.

Concentriamoci ora su La peste. La cronaca si apre a Orano, in Algeria, negli anni ‘40. Bernard Rieux, personaggio principale della storia, trova un topo morto sulla soglia della sua casa, ma non dà importanza a questo avvenimento. Con il passare del tempo i ratti continuano a morire, se ne contano presto oltre 6000. Il dottor Rieux capisce che tutti stanno percorrendo un grande rischio nel momento in cui il suo portinaio, Michel, si ammala e nessuna medicina aiuta la sua guarigione. Altre persone di Orano sviluppano i sintomi e muoiono. Castel, un vecchio dottore, si rende conto che si tratta di peste.

All’inizio nessuno vuole credere alle parole dei due medici -prima somiglianza con l’epoca attuale- fino a quando la situazione inizia a peggiorare e Orano viene messa in quarantena- guarda caso…-. Le persone di Orano reagiscono in modo diverso: c’è chi lucra sulla mancanza di viveri, c’è chi vuole uscire dalla città, chi crede che la peste sia una punizione divina, come padre Paneloux, e persone che stanno aiutando a contrastare la peste, come Jean Tarrou; anche queste reazioni non ci stupiscono affatto.

Con l’arrivo della primavera il numero di morti aumenta; tuttavia l’anziano Castel ha prodotto un nuovo siero, ma i risultati non sono quelli sperati. Quando verso Natale, Castel sviluppa una forma avanzata della malattia, Rieux decide di sperimentare il suo siero, avendo i risultati desiderati. Altra somiglianza: la parola siero non può non evocarci il termine vaccino.

A febbraio, la quarantena viene revocata e tutti ritornano al normale ma si invita a vigilare sul possibile ritorno della peste. Chissà quando anche noi potremo gettarci alle spalle l’epidemia di Covid19.

Spiegata la trama, mi sembra comprensibile l’invito alla lettura di questo romanzo da parte della mia Professoressa di italiano. È stato il primo libro che ho letto di Camus. Fin dalle prime pagine si intuisce la portata del messaggio; sensibilità e delicatezza si uniscono a un crudo realismo, una marea di sensazioni. Libro attuale: mentre lo si legge è impossibile non pensare alla situazione odierna, dalle misure di restrizione prese dal governo ai sentimenti di ciascuno di noi provati in questi mesi.

Per me, la peste viene utilizzata come metafora della vita; Orano, città in cui l’accesso viene vietato per evitare nuovi contagi, simboleggia la claustrofobica routine in cui ogni persona vive senza esserne consapevole. L’unico modo per scappare è essere solidale con gli altri. Nello stesso tempo, nel romanzo possiamo osservare diversi temi come l’amicizia (il miglior esempio è quello del dottor Rieux e Raymond Rambert), o l’amore.

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